giovedì 1 novembre 2012

Siamo tutti morti, accettiamolo

- In pratica non è stato concepito come un film di animazione, è che degli artisti l'hanno rielaborato disegnando fotogramma per fotogramma sulla pellicola originale, capite?
- Ma di che sta parlando prof?
- Il film! Sto per farvi vedere un film!
Con queste parole il prof di religione è entrato in classe portando un computer sottobraccio, e senza spiegare nient'altro dopo aver armeggiato un po' ha girato lo schermo verso di noi, incitandoci a raggiungerlo.
Così, mentre dietro di me qualcuno rollava sigarette e qualcun'altro trascinava banchi, è partito quello che per me è un inno alle seghe mentali.
Il film inizia riprendendo due bambini che giocano con un coso non meglio definibile di carta, quello che tutti noi facevamo alle elementari mettendo insulti agli altri bambini, correndo ovunque da bravi scartavetrapalle mentre chiedevamo di scegliere un colore/numero. Fingerò di credere che abbiate capito. Comunque esce la frase "il sogno è il destino".
La scena si sposta su un ragazzo uscito da una stazione, che si fa portare in giro da un tassista con la macchina a forma di barca senza una meta. Da lì in poi la trama fa ciaociao, vengono inquadrati diversi personaggi sconnessi tra loro con cui parla, anche se in realtà sono più dei monologhi che trattano di argomenti complicati dai temi più strani. 
Il problema è che per quanto il sottofondo filosofico-malinconico sia molto interessante, lo stile del disegno distrae così tanto da farti perdere il filo di un discorso così impegnato.
Come ad un certo punto in cui un uomo parla in un bar, e la sua faccia continua a gonfiarsi e deformarsi, impedendoti di capire cosa stia dicendo, soprattutto se sei in una classe rumorosa.
Ma il punto che mi ha colpita di più è stato uno in cui il nostro anonimo protagonista dal femminile taglio di capelli era assente, e c'era un dialogo tra un'uomo e una donna sdraiati a letto.
Lui esordisce dicendo che ultimamente pensa sempre a una cosa che lei ha detto, cioè che lei si sentiva come se stesse vedendo la propria vita dall'esterno, come se fosse vecchia e stesse riguardando i propri ricordi durante un sogno.
Dice di aver letto su una qualche rivista scientifica che dopo la morte l'attività celebrale continua per circa sei-sette minuti, in stato onirico.

Voi avete mai avuto questa sensazione? 
E se stessimo sognando? Se stessimo in realtà ripercorrendo la nostra vita mentre siamo così vicini alla sua fine? 
Se ci pensate, quando la mattina ci si riaddormenta dopo essersi svegliati per poi alzarsi definitivamente, spesso capita di fare in un minuto dei sogni molto articolati, certamente più lunghi del tempo passato effettivamente addormentati.
Setti minuti di sonno possono equivalere a una vita intera?

6 commenti:

  1. ahi ahi che domanda difficile, ci devo pensare un po' su .. :)

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  2. e perché no? Alla fine quanto abbiamo vissuto realmente se non meno di sette minuti? (chi capisce è bravo:)

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    1. haha vale fingere di aver capito?

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